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Area Rovitti

L’area si estende sul pendio meridionale di Timpone Motta sulla ponda sinistra del t. Raganello da cui dista circa 500 mt. L’attività di scavo, eseguita a partire dal 2009 dall’ Istituto Archeologico di Groningen (GIA) sotto la Direzione scientifica del Prof. Peter Attema e del Dr. Jan Kindberg Jacobsen, ha riportato alla luce tre differenti strutture, denominate A-B-C. I tre i complessi seguono tutti il medesimo orientamento, sviluppandosi    in direzione S-E/N-O, assecondando il pendio e, seppur preliminarmente, è possibile delinearne  le  caratteristiche generali. Le prime due, A e B, possono essere interpretate come capanne, rispettivamente riferibili alla prima metà dell’VIII sec. a.C., e al periodo a cavallo tra l’ultimo quarto dell’VIII e gli inizi del VII sec. a.C.; mentre la terza struttura è stata considerata come un muro di contenimento databile al VI sec. a.C. La capanna A fornisce una visione chiara della diversità tra la cultura materiale greca e quella indigena durante la prima metà dell’VIII sec. a. C. La capanna B rivela, invece, una maggiore complessità culturale in concomitanza con la fondazione di Sibari, nonché una considerevole mobilità indicata dalla presenza di importazioni provenienti sia dal mondo greco che indigeno: ceramica iapigia, ceramica corinzia e achea. Per quel che riguarda l’interpretazione funzionale di entrambe le strutture, la notevole quantità di frammenti vascolari enotrio-euboici, insieme ai resti di fornaci recuperati nell’area Rovitti, consente di ipotizzare la presenza di un ambiente di stoccaggio, in un contesto di immagazzinamento connesso ad un’officina specializzata nella produzione di vasi di tradizione euboico-cicladica. Inoltre, l’attestazione in entrambe le strutture (A e B) di diversi vasi in ceramica enotrio-euboica, talvolta leggermente malcotti o caratterizzati da piccoli difetti di produzione, mostra una connessione diretta fra l’area in questione – destinata ad uso abitativo – e quella riservata alla lavorazione della ceramica, evidentemente collocata all’interno dello stesso quartiere. L’ipotesi più ragionevole fa pensare che le capanne fossero state destinate ad uso di alloggi per gli individui impegnati nella produzione ceramica, i quali avrebbero utilizzato gli oggetti leggermente difettati all’interno delle loro abitazioni.

Timpone Motta ed area Rovitti: veduta aerea da Jacobsen et alii 2013 (poster area Rovitti – Francavilla Marittima - CS)
Planimetria generale scavo Rovitti 2010 a cura Nonsolomuri da Jacobsen et alii 2013 (poster area Rovitti – Francavilla Marittima - CS)
Ortofoto scavo Rovitti 2010 a cura Nonsolomuri da Jacobsen et alii 2013 (poster area Rovitti – Francavilla Marittima - CS)

Capanna A

Scheda

  • Topografia: pendio meridionale terrazzo I di Timpone Motta.
  • Pianta: La planimetria risulta, allo stato attuale della ricerca, articolata in due ambienti, di questi è stato possibile distinguere la destinazione d’uso principalmente sulla base della distribuzione e della tipologia della ceramica rinvenuta.
  • Materiali costruttivi: La struttura è definita da muri in mattoni crudi di cui una parte considerevole di 1,30 x 0,60 x 0,40 m è stata rinvenuta in situ insieme a materiale concotto con tracce di incannucciata.
  • Dimensioni:non ricostruibili.
  • Periodo d’uso: VIII a.C. (prima metà – 799-750).
  • Rinvenimenti materiali: Ambiente 1: ceramica enotria matt painted (forme attingitoi e scodelle), ceramica fine (skyphoi e oinochoai di importazione greco-euboica) insieme ad esemplari prodotti localmente, seppur ispirati a prototipi greci. Sono attestati, inoltre, monili in ambra e pasta vitrea insieme a piccoli oggetti in bronzo e utensili connessi alla tessitura. L’Ambiente 2: ha restituito vasi di grandi dimensioni destinati allo stoccaggio e alla cottura di alimenti; olle e scodelle sono le forme che prevalgono per la ceramica ad impasto, mentre i vasi biconici sono più numerosi tra gli esemplari della matt painted. Sono inoltre attestati frammenti di fornello, pesi da telaio, fuseruole e scorie di Numerosi i resti faunistici, relativi sia ad animali domestici che selvatici. Tra i primi, molti gli ovicaprini, bovini e suini; tra  quelli  selvatici  si riconoscono resti di tartaruga, oltre a numerose valve di cerastoderma edule.
  • Caratterizzazioni artigianali: lavorazione di conchiglie per fini ornamentali. Pesi da telaio e fuseruole connesse alla tessitura.
Materiali ceramici capanna A - scavo Rovitti 2010 da Jacobsen et alii 2013 (poster area Rovitti – Francavilla Marittima - CS)
Materiali ossei scavo Rovitti 2010 da Jacobsen et alii 2013 (poster area Rovitti – Francavilla M.ma - CS)

Capanna B

Scheda

  • Topografia: pendio meridionale terrazzo I di Timpone Motta.
  • Pianta: /
  • Materiali costruttivi: struttura sovrapposta alla precedente costituita da ciottoli fluviali di medie dimensioni legati tra di loro da malta d’argilla con battuto pavimentale, in piccoli ciottoli fluviali. Interessante il muro in pietra ben conservato (dimens. 4,0 x 0,40 x 0,40 m).
  • Dimensioni:non ricostruibili.
  • Periodo d’uso: sec. VIII a.C. (725 – 690).
  • Rinvenimenti materiali: Notevole la presenza di ceramica indigena, ceramica iapigia, corinzia (LG/EPC) e di tradizione euboico-cicladica e   rade attestazioni di stile acheo. Anche in questo contesto sono stati documentati resti di  specie  faunistiche domestiche come ovicaprini, bovini e suini, e selvatiche come tartarughe, cervidi e valve di cerastoderma edule dotate di foro intenzionale.
  • Caratterizzazioni artigianali:lavorazione di conchiglie per fini ornamentali, resti vasi malcotti pertinenti agli ambienti produttivi di ceramica posti nei pressi.
Materiali ceramici capanna B - scavo Rovitti 2010 da Jacobsen et alii 2013 (poster area Rovitti – Francavilla Marittima - CS)
Materiali ceramici capanna B - scavo Rovitti 2010 da Jacobsen et alii 2013 (poster area Rovitti – Francavilla Marittima - CS)

Area Aita

L’area si estende su un terrazzo collinare scosceso posto a nord del tracciato della strada provinciale  263 a circa 100 mt ad est dell’area Rovitti. Le ricerche, tuttora in corso, sono a cura dell’Istituto Danese di Roma (D.I.R.) sotto la guida degli archeologi Jan Jacobsen  e Gloria Mittica.

Le ricerche hanno evidenziato una frequentazione che va dal Bronzo recente al secolo VI a.C. tra cui dominante si presenta il sec. VI a.C. Gli scavi effettuati a partire dal 2018 hanno messo in evidenza stratigrafie con vasi di grandi dimensioni, ceramica dipinta oltre a resti carboniosi e pesi da telaio. Tra le classi ceramiche prevale la ceramica d’impasto, quella “matt painted”, ma anche frammenti di ceramica enotrio-euboica. Tra i reperti attribuibili al bronzo finale, oltre a vari vasi d’impasto, figura una statuetta antropomorfa utilizzata  come pendaglio.

L’area di Aita costituisce insieme a quella di Rovitti un unico insediamento che durante l’età del Ferro ha popolato la striscia di terreno compresa tra la collina di Timpone Motta ed il corso del Raganello.

Le ricerche in corso potranno chiarire le caratteristiche di questo insediamento ed il suo sviluppo cronologico rispetto alla storia del sito.